«La vita di un solo uomo equivale all’intera opera della creazione». A partire da Genesi fino all’Apocalisse la «vita» è costitutiva dell’essere di Dio: tutta la creazione non è generazione, ma chiamata, «vocazione»: Dio è «il Vivente» (2Re 19,4) che «chiama» l’essere umano a diventare «sua immagine e somiglianza» (Gn 1,26-27). La persona umana è, così, fin dal primo momento del suo sbocciare strutturata per vivere, per amare ed essere amata, per crescere in tutte le dimensioni del suo essere: «La vita che Dio offre all’uomo è un dono con cui Dio partecipa qualcosa di sé alla sua creatura». Ha la sua sorgente, cioè la sua origine, la sua pienezza di significato, il suo fondamento e il suo telos(compimento). Dio rende partecipe l’essere umano del suo mistero trinitario, della sua vita divina, in una comunione senza fine. Certo la vita che Dio dona all’uomo è ben più di un esistere nel tempo; essa è «seme» di un’esistenza che va oltre i limiti stessi del corpo e del tempo. È tensione di una pienezza di vita, verso una comunione piena con il Signore «amante della vita» (Sap 11,26).
La Scrittura impiega un termine speciale per comunicare che la vita umana/zōē che inizia nel tempo e nello spazio è un dono che travalica il tempo vita e la storia includendo lo stesso bíos/vita terreno-biologica, e per indicare nel contempo l’unità della persona umana, perciò il medesimo termine ricorre ancora con altri vocaboli (come «regno dei cieli», «grazia»), sempre come designazione della vita piena (zōē aiōnion, vita definitiva, vita integrale, eterna) e anche della generatività della coppia, perché uomo e donna sono «coeredi della grazia della vita» (1Pt 3,7); anche della «vita eterna», cioè della vita escatologica in una configurazione a Cristo che include la
risurrezione dai morti, in una un’escatologia che è al servizio dell’etica della creazione, dell’alleanza
Dio-uomo e della redenzione di ogni uomo, di ogni donna.
«E’ il vangelo che svela la verità integrale sull’uomo e sul suo cammino morale» (GIOVANNIPAOLOII, Veritatis Splendor, n. 112).
Scopo ultimo e centro della creazione di Dio è l’essere umano, non solo per Gn 1-2, e per il resto della Scrittura, fino all’Apocalisse (Ap 21-22). Si osserva un magnifico crescendo in questa storia salvifica. Colui che agisce in essa, che ne è «Signore», è lo stesso che ha dimostrato nella creazione la sua onnipotenza (Is 44,24). La sua unicità si rivela sul piano salvifico-educativo, lui è «il padre che ha creato […] il Signore che guida da solo» (Dt 32,1.2). Così il «da dove» veniamo e il «verso dove» andiamo manifestano il valore intoccabile di ogni persona. E dalla sacralità della vita umana scaturisce anche la sua inviolabilità, che rispecchia l’inviolabilità stessa del Creatore. In questa partecipazione alla vita di Dio la vita della persona umana Si diviene «immagine di Dio» camminando con Dio (cioè imitando-seguendo lui), come ha fatto Abramo; lasciandosi trovare/educare/curare/amare da lui e dai suoi inviati-collaboratori (come Mosè, i profeti); entrando nella storia di salvezza e diventando, a propria volta, con l’ascolto e l’obbedienza, educatori e suoi testimoni nel mondo, fedeli alla sapienza ebraica: «Impara dal tuo Creatore» (Bereshit Rabba 8,8).
    Cos’è la vita?
  • Una promessa e un dono
  • E’ chiamata, vocazione del «Vivente»
  • E un compito e un mistero
  • La vita di una persona = l’intera creazione.
    Etica e bioetica
  • Un tavolo per dialogo su sfide comuni
  • Vita e ambiente
  • Salute e cura
  • Sofferenza e condivisione
Condividi su... Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on Google+

Commenta